6O. Festival de Locarno - Testo catalogo completo

DREAMS AND NIGHTMARES una selezione di video sperimentali italiani a cura di Bruno Di Marino
La differenza tra il sogno e l’incubo è molto sottile nella nostra epoca. Quelli che un tempo erano i nostri desideri si sono trasformati in paure e viceversa. In uno strano gioco di attrazioni, repulsioni, derive. Artisti e videomaker hanno sempre trasformato l’immagine elettronica – anche quando era sinonimo di realismo e di cronaca, poiché assimilabile alla visione “in diretta” dei media televisivi – in flusso interiore, mentale, psichico, quindi onirico, ai confini tra il sonno e la veglia, assottigliando al tempo stesso lo scarto tra l’affascinante e l’orrido. Il programma Dreams and Nightmare inserito in questa sezione, propone tredici lavori italiani inediti di stile molto diverso legati a questo paradosso. Strane figure si aggirano nel paesaggio metropolitano. Perturbanti. Ma senza bisogno di essere incluse in una narrazione. La donna-fantasma in abito leggero che si materializza per strada in Attraverso di Daniela Perego, non viene neppure sfiorata dai passanti, abita in un’altra dimensione: quella del sogno o dell’incubo? Il potere di essere invisibili è sempre stato un desiderio infantile, ma al tempo stesso rappresenta anche un’angosciante motivo di esclusione e di emarginazione. Allo stesso modo la creatura dalla testa cubica specchiata protagonista de L’uomo che non c’è non c’è che l’uomo di Guendalina Salini, vagabonda per una Roma metafisica come presenza melanconica, riflettendo e duplicando tutto ciò che incontra sul suo cammino, tranne che se stessa. La sua testa quadrata non passa inosservata, viene addirittura toccata dagli altri, ma la solitudine che vive non è meno profonda e la sua capacità di integrazione con il mondo circostante resta limitata. Gli incubi reali del passato riaffiorano in forma di poesia nel video Terra’s di nadie di César Meneghetti – videomaker brasiliano che da molti anni vive e lavora in Italia – dove i fantasmi del golpe brasiliano del 1964 e quello cileno del 1973 si sovrappongono mediante una rielaborazione di immagini di repertorio e una miscelazione di parole in cinque diverse lingue, creando una babele testuale e visiva. Il peso della storia si avverte anche in Luna zero di Antonello Matarazzo, dove l’artista irpino stabilisce un altro confronto tra passato e presente, l’antica colonizzazione del terzo mondo e l’odierno neoimperialismo statunitense che esporta democrazia con il pretesto della “guerra giusta”: i paesaggi del Mali ci appaiono in una dimensione lunare, così come i suoi abitanti (bambini che giocano), mentre il mirino di un’arma tecnologica li tiene sotto tiro; in sottofondo le voci registrate degli astronauti dell’Apollo 11. Ieri come oggi la Terra e gli altri pianeti, diventano méta di conquista. Il sogno (pacifico?) del 1969 si rovescia nell’incubo (militarista) del 2007. Dall’altra parte della barricata, a contribuire a questo gioco globale al massacro dove impera la paura, c’è chi mette le bombe senza rischiare nulla, aspettando l’ora x dall’altro lato della strada: Il terrorista, lui guarda di Simone Covini adotta una forma seminarrativa su tre schermi alternati, partendo da una poesia della polacca Szymborska. E poi, naturalmente c’è il corpo, come macchina che produce e consuma sogni e incubi. Il corpo femminile di Padri di Iaquone e Attilli – che nello specifico è quello della cantante e musicista Ivana Gatti –, prigioniera di un sogno amniotico, flaneur in un acquario dai colori saturi ed elettrici popolato da meduse che simboleggiano, nella loro duplice veste di creature marine seducenti e pericolose, i retaggi psicologici che ci portiamo dietro dall’infanzia, le dinamiche irrisolte nei confronti di chi ci ha generato. Il corpo di Versus, realizzato da Pasquale Napolitano, macchina desiderante sorpresa da intermittenze luminose che squarciano il buio, richiamo all’immaginario cinematografico strutturalista, dove il soggetto diventa tutt’uno con il dispositivo, creando una magnifica osmosi; anche in questo caso l’affiorare e lo scomparire nel buio se da un lato alimenta il sogno erotico, dall’altro presenta la sessualità come elemento perturbante. Il corpo-voce della poetessa Gabriella Rusticani nel video Appunti per un esserci di Monica Petracci, che – come in un gioco di transfert fonetico – fa suoi i versi di Carmelo Bene, mentre la videomaker forlivese la immerge nel delirio dei quattro elementi naturali. Fino alla smaterializzazione del corpo in danza, movimento, pura luce: è ciò che avviene in Corpus Tracks di Coianiz e Saguatti e Sanctus di Carrano e Giorcelli, entrambi accomunati dall’utilizzo di tecniche di animazioni diverse tra loro: il photoshop ritoccato graficamente e il 3D, con il risultato che in entrambi i casi ci imbattiamo in una rappresentazione cinetica della figura umana, trasfigurata fino all’astrazione, a una sorta di fotodinamismo digitale. Sanctus insieme a Confutatis – realizzato dallo stesso Carrano con Luca Zoppi e basato sull’elaborazione e animazione di foglie secche consunte –, fa parte di un progetto di 14 brevi film ispirati ai requiem mozartiani che si rifanno al sogno dell’avanguardia storica (e alle sperimentazioni sul rapporto suono/segno alla Oskar Fischinger per intenderci): dare movimento alla pittura, esaltarne il ritmo insito nelle forme. Se, infine, Weltanschauung di Salvo Cuccia, documenta creativamente uno dei sogni dell’arte contemporanea, l’utopia di poter sintetizzare l’immagine del mondo in 130 diverse rappresentazioni in formato A4, scritte o visive, realizzate da personalità di varia formazione, Infero di Carloni e Franceschetti – in linea con l’estetica di questo duo di artisti avvezzo a una visionarietà lucida e ancestrale – ci propone un altro sogno/incubo, antico come i bestiari medievali e attuale quanto le mutazioni biogenetiche: la fusione del regno umano e di quello animale, una mescolanza panica che costituisce lo stadio estremo di un ritorno alla natura della nostra civiltà, nel tentativo disperato di sopravvivere a un disastro imminente.
Bruno Di Marino

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